Demagogie del XXI secolo

Trump vince anche a Washington e la bufera si scatena: non tanto perché lui sia razzista, xenofobo e sessista, né per le sue dichiarazioni disarmanti su messicani, cinesi, musulmani o in generale su qualunque cosa che respiri e non sia americana, più per l’incredibile seguito che riesce ad avere: continua a vincere, e per farlo, qualcuno lo deve pur votare.

Bisogna rendersi conto che non deve essere facile per un cittadino americano decidere accanto a quale partito apporre la “x” alle elezioni; da un lato Trump: un miliardario convinto che il riscaldamento globale sia una pura e semplice trovata di marketing (e che, in fin dei conti, va anche bene «tanto a New York fa freddo di inverno»), lo stesso uomo che per fermare l’ISIS propone di chiudere Internet, lo stesso uomo che pensa che un qualunque musulmano sia un terrorista solo perché crede ad un uomo che sapeva spostare le montagne e non ad uno che sapeva camminare sull’acqua; dall’altro lato c’è Hillary Clinton e, purtroppo per lei, la politica va oltre il presentare un buon progetto.

trump

A volte basta trovare un nemico comune, che distragga dai reali problemi di mal governo, che sia esso un messicano, un musulmano o un immigrato, ed ecco che riuscirai ad innalzarti a salvatore della patria.

Noi italiani non siamo da meno: chiediamo il cambiamento ma non sappiamo ribellarci: siamo passivi cittadini di una Repubblica che affonda guardando noi impassibili che non la soccorriamo. Abbiamo la possibilità di votare ai referendum e si presenta un italiano su tre, però siamo i migliori a scrivere trattati critici in 140 caratteri sulla situazione socio-economica del paese. E pensare che fino a poco tempo prima il problema non era se votare “sì” o “no” ma se poter votare e basta.

Forse però il problema è a monte: se il popolo non sa quale sia il modo migliore di guidare un paese, una forma di governo che conferisce proprio al popolo la sovranità, è priva di senso. E’ come dare le chiavi di un’automobile ad un bambino: inevitabilmente non la saprà guidare. Se però questo bambino viene istruito e gli si insegna come frenare e cambiare le marce, ecco che la democrazia diventa l’utopia sperata.

Perché, per quanto possa essere liberale e all’avanguardia, è una forma di governo a cui ancora non siamo pronti. E la soluzione è una sola: istruzione. Insegniamo ai cittadini l’importanza della politica ed usciremo finalmente dalla palude della demagogia.

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