Medioevo, fascismo e Galilei: storia della censura in Italia

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Non voglio fare protagonismo, anzi, chiedo perdono se con quanto segue potrei risultare “egocentrico” o possa sembrare che voglia fare vittimismo. Semplicemente è successa una cosa un po’… dubbia e ve la vorrei raccontare.

Giovedì 19 gennaio, open day, l’odore di aria fritta rende l’aria irrespirabile. Ma questo in fondo era scontato, poco importa, ci vado lo stesso, quantomeno per educazione, non ho altro da fare e non mi costa nulla. E poi per il giorno dopo si è giustificati, quindi nel complesso l’affare conviene.

Ad un certo punto però, sorpresa. Tutti mi dicono che devo fare un discorso davanti a genitori e ragazzini di terza media, che i rappresentanti d’Istituto hanno sempre parlato e quindi è normale che parli anche io. “Va beh, improvvisiamo” mi dico, anzi forse è meglio, le cose inventate sul momento spesso sono le più sincere. Arriva il fatidico momento, la coppia Preside-Vicepreside finisce le sue due ore di monologo sul “la puntualità è fondamentale, niente ritardi, niente fumo, niente bermuda ah e poi, siamo il quarto Liceo migliore d’Italia, i nostri ragazzi all’università spaccano e Parmitano ci ha scritto una lettera, quasi quasi ve la leggiamo”…  ora tocca a noi. Il buon Manfredi ha un progetto e non è presente, così Riccardo, Roberta ed io saliamo sul palco, insieme ad un’orda di altri ragazzi, trascinati verosimilmente lì dalla professoressa Testa, che sfoggia la felpona del Galilei stile college americano/Miley Cyrus (riconosco però che è comoda). Comunque, il discorso l’ho elaborato, sono pronto. La Chisari però ci sorprende tutti: “e quindi passo la parola alla due volte rappresentante Roberta Restuccia, che parlerà a nome di duemila studenti”. Roberta fa il suo discorso, il microfono torna alla Preside e “adesso vi lasciamo andare così potrete vedere i nostri laboratori (che poi tanto se non siete del potenziamento ci andrete una volta ogni morte di Papa, ndr.)”.

Io… io decido di mantenere la calma, “magari anche gli altri anni ha parlato una persona sola, forse mi hanno riferito male i ragazzi fuori”. Esco il mio poderoso smartphone, chiamo uno dei rappresentanti dell’anno scorso (di cui non faccio nome, non si sa mai) e gli chiedo se avessero parlato tutti e quattro l’anno precedente all’open day. Risposta: “Si, certo, ovvio, ma perché?” Niente tranquillo, in Italia è tornata la censura”.

Il giornalismo però insegna, e dovremmo impararlo tutti, che prima di aprire bocca si devono sentire sempre entrambe le campane, entrambe le parti insomma. Così il giorno dopo di buon mattino mi presento in presidenza, chiedendo conto e ragione di quanto accaduto.

Ma vedi che anche gli altri anni ha parlato uno a nome di tutti”.

Eh no, Preside, io ho chiamato un rappresentante dell’anno scorso, hanno parlato tutti e quattro”.

Ah, va beh, è che non c’era tempo, non c’è nessun pregiudizio nei tuoi confronti”.

No ma infatti, ma quale pregiudizio… ha minacciato di denunciarmi, ha detto: “non è la prima volta che mi chiami Lella, se lo dico, lo dico a ragion veduta, non ti preoccupare che ho tutto qui *sbatte malloppo di fogli sul tavolo * “, ha urlato come un’ossessa quando ha saputo della mia elezione, dov’è il pregiudizio?

Che poi, io La ringrazio per la fiducia datami, ma il discorso è che sono io ad averli i pregiudizi nei suoi di confronti. Anzi, no: il pre-giudizio si basa sul nulla, il mio è basato su quello ”stai zitto e vai in classe” che ancora mi rimbomba nelle orecchie e che mi ha fatto capire tanto di questa scuola. Sisi, io ho un vero e proprio giudizio sulla Preside e sulla scuola.

Comunque non divaghiamo, chiedo come mai abbiano scelto di far parlare proprio Roberta. Nulla contro di lei, anzi, però ci saremmo potuti consultare tutti e 4 prima, dopo di che per me aveva voglia ad andare lei. Ma chi gli dà il potere di delegare proprio lei? In base a quale criterio? “Eh beh, è stata rappresentante per due volte… e poi è femmina”.

E che c’entra che è femmina?”

A questo punto interviene la professoressa Congiu, messa lì a dirmi di non tenere le mani in tasca mentre parlo col Dirigente Scolastico (che poi, per carità, avrà anche ragione, ma perché non ascoltare quello che dico invece di vedere come sono messo? Ancora una volta apparenza invece che contenuti, ancora una volta aria fritta) e con immensa arguzia politica chiede: “hai mai sentito parlare delle quote rosa?

Io a questo punto ho difficoltà a non ridere. “Le quote rosa? Ma che c’entrano ora le quote rosa?”. Come risposta ha mugugnato una frase in latino che non si è neanche sentita e si è defilata.

Quindi niente Robertina mia, se stai leggendo, sappi che non ti fanno parlare perché sei brava, perché hai lavorato sodo e perché hai meritato di stare lì dove sei, ma solo perché hai la vagina. Così magari chi ci vede pensa “oh che bravi, hanno una rappresentante donna, che scuola aperta mentalmente”. Questo si chiama sessismo, non vorrei dirvelo.

Com’è che era?

Ah, si, aria fritta.

Comunque sia, mi chiedono come mai fosse così importante, insomma, cosa avrei dovuto dire. “Ma niente di che si figuri, semplicemente dare il mio punto di vista, Roberta ha dato la sua chiave di lettura, io avrei voluto dare la mia”.

Preside: “MA COSA? DIRE CHE NON SI PUO’ VENIRE IN BERMUDA?”.

Io: “Ma chi ha mai parlato di bermuda? Semplicemente dire che magari ci sono anche cose che non vanno, oltre a quelle belle”.

Prof Congiu: “Non era quella né la sede né il momento

Io: “Ah, e allora quale sarebbe?

Preside in aiuto: “Loro vogliono sentirsi dire come funzionano i corsi di potenziamento, quando si entra, quando si esce, tutte quelle cose lì”.

Ah, quindi sapere cosa c’è che non va non è importante per chi deve trascorrere i prossimi 5 anni della propria vita qui. Ho capito.

Ah, si, poi sempre la Congiu: “tu volevi fare solo il discorso politico”. Io: “Ehm, prof… io quest’anno esco, a chi lo dovrei fare il discorso?

Ma chi lo sa, magari i ragazzini di terza media l’anno prossimo mi faranno diventare Presidente della Repubblica e nessuno mi aveva avvertito.

Ora voi vi domanderete, perché questo resoconto dettagliato dell’incontro? Per farvi capire chi fa parte del consiglio d’Istituto e chi decide per noi. Magari un giorno vi faccio anche una top 100 delle migliori sparate della professoressa Testa, ma mi servirà tempo per scegliere la migliore.

Che poi, possibilmente la Chisari l’ha fatto veramente in buona fede… il fatto è che io di buona fede non ne ho più e il personaggio lo conosco bene. Mi sono sentito censurato. E vi ricordo che in Italia la censura l’abbiamo vista con la chiesa che torturava gli eretici e durante il fascismo quando… beh diciamo che se la pensavi diversamente dal Duce facevi meglio a stare zitto. Ecco… non so perché… 70 anni dopo ho come l’impressione che la storia si ripeta.

Magari sbaglio io, mi dovrei fidare, ma come mi faceva notare ieri un mio caro amico, Giulio Andreotti nella sua vergognosa carriera politica una cosa buona l’aveva detta: “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

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7 Responses

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