Blue Whale: suicidarsi per gioco

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Domenica sera, dopo il servizio di Matteo Viviani a Le Iene, è scoppiato il caso Blue Whale. L’hashtag #BlueWhale è in cima alle tendenze su Twitter. Sul web si è scatenato il dibattito e anche io voglio dire la mia. Blue Whale è un “gioco” nato in questi anni che ha portato al suicidio un centinaio di ragazzi in Russia e non solo ( Francia, Gran Bretagna e Brasile tra i paesi coinvolti ma un caso anche a Livorno ).

Tramite internet, ci si mette in contatto con un curatore e si iniziano le varie sfide. Per 50 giorni. Senza sosta. Alla 50° sfida i giocatori scelgono di gettarsi dal palazzo più alto della loro città e mettono la parola Fine alla loro Vita e diventando dei veri e propri eroi per il resto della comunità.

L’orrore scaturito da questo “gioco” deve far meditare ognuno di noi. Tutti siamo invitati a riflettere sul perché questi ragazzi scelgano di suicidarsi per gioco; sul perché questi ragazzi per rendere la loro vita più “movimentata” scelgano la via della sottomissione (perché di questo si parla) a un “tutor”; sul perché questi ragazzi non si sentano protagonisti della loro vita, ma decidono di affidare ad altri le loro scelte.

Il creatore del “gioco” ha dichiarato: “Non mi pento di quello che ho fatto, erano solo rifiuti biologici. Li ho fatti morite ma erano felici di farlo“.

Parole pesanti, a cui dobbiamo rispondere. Infatti, la vera partita si gioca in tre campi: Famiglia, Scuola e Internet.

In Famiglia, perché è lì che spesso i ragazzi non vengono ascoltati e “coccolati” dai propri genitori.

A Scuola, perché è lì che si deve discutere con insegnanti e autorità di questo nuovo dramma.

Su Internet, perché è lì che il Blue Whale può essere veramente contrastato ed eliminato definitivamente. Solo curando alla perfezione questi tre aspetti, potremmo evitare ulteriori omicidi.

Dobbiamo fare in modo di sentirci ubriachi di vita.

La nostra società non ha bisogno del Blue Whale. E dobbiamo condannarlo. Con grande forza.

Ricordandoci sempre che.. “La vita non è né bella né brutta, ma è originale” – La Coscienza di Zeno, Italo Svevo

Enrico Cassaro

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