LA TRISTE STORIA DEL COLLETTIVO

(piccola precisazione da parte del giornale) : i rappresentanti d’istituto ci hanno informati che il silenzio elettorale partirà da domani mattina, quindi noi, assolutamente fuori dalla politica studentesca, diamo spazio a tutti, fino a stasera, di esprimere opinioni e commenti di qualunque tipo.

 

Non prendere alla lettera tutto ciò che scrivo. Oppure si.
Salve galileiani,

forse non tutti sapranno che quest’anno ci sarebbe dovuta essere una quinta lista, una lista “a farsa” con l’unico intento di intrattenervi per qualche minuto con le nostre stronzate (e se possibile anche farvi ridere), senza ovviamente desiderare di essere votati, quindi a differenza di tutte le altre liste sarebbe stata “no-profit”.

L’idea mi venne a settembre, un po’ tardino ma io ero giovane e speranzoso, dei gufi me ne sbattevo il cazzo e col mio fare da ubriacone molesto andavo in giro a chiedere a tutti i miei conoscenti(e non) se volessero far parte di questa lista.

La risposta più quotata era “Allora mbare(o fra), ti appoggio troppo per la tua lista ma mi vergogno a salire sul palco a dire quattro stronzate” e dopo averli bestemmiato ai morti rispondevo “Va bene tranquillo, conosci qualcuno che se lo accollerebbe?”.

Ripetuto questo dialogo altre 40/50 volte (nel frattempo avevo anche messo l’annuncio nel gruppo della scuola ma ne ho reclutato solo uno), magicamente per il 3 Ottobre ero riuscito a reclutare altri 7 ragazzi e la lista si poteva fare. Bisognava scegliere il nome, poi se fare discorsi nei quali prendevamo per il culo qualcuno o qualcosa, oppure dei discorsi del cazzo con promesse false (ad esempio creare un’area fumo autorizzata e cazzate simili), o se fare dissing e frecciatine a membri delle altre liste, cosa che in molti hanno fatto. Comunque sia, un ragazzo o scherzando o seriamente disse, in mancanza di idee valide:“Chiamiamoci Collettivo Galilei e diamo fastidio a quelli del Collettivo”. Inizialmente dissi di no, non mi sembrava giusto e in effetti non lo era: mischini si fanno il culo in ottocento parti battendosi e sbattendosi per una vita politica scolastica attiva e poi noi, 8 sconosciuti, andiamo lì a disturbarli, non mi sembrava per nulla corretto. Poi mi sono ricordato di essere un coglione e ho detto “Ma si dai, facciamoli incazzare così ci divertiamo”. Ovviamente per evitare che qualcuno volesse votarci e invece sbagliava con l’altro Collettivo, ci siamo chiamati “Collettivo GalileO”, in modo tale da non far confondere nessuno. Pensavamo inoltre che se avessimo dato la nostra lista prima della loro, magari non gliela davano valida per il nome e non ci andava di compromettere la loro vita politica (In seguito si è scoperto che è illegale utilizzare nomi simili, quindi neanche GalileO andava bene). La notizia si iniziò a diffondere e il pomeriggio del 4 Ottobre, il giorno del comitato studentesco, ero seduto in aula magna da solo quando alcuni ragazzi(anche di liste diverse) si avvicinarono per chiedermi se fossi io quello della lista a farsa e dopo aver detto di si, mi davano il cinque e esprimevano la loro stima nei miei confronti: per la prima volta ragazzi di liste diverse(c’erano alcuni capolista) convergevano su qualcosa, ero riuscito a unire il Galileo.

Ero coi fan quando il Partigiano dal capo piumato Francesco “Ciccio” Musmarra venne a sapere chi fossi, e gentilmente con un invito che sembrava quasi un obbligo mi disse di venire a fare quattro passi per parlare del nome della mia lista, poiché a suscitare lo scandalo alla fine è stata la scelta del nome. Uscimmo dal plesso nuovo e io dissi “Ma dove stiamo andando?” e lui “Nel retro da Pinto”. Camminavamo mentre il capoclan continuava a parlarmi ininterrottamente e farmi domande, non lasciando però lo spazio per rispondere.

Diceva con tono solenne che se veramente voglio il cambiamento in questa scuola non mi conviene andare a toglierli voti, poiché giustamente avevano paura che i ragazzi, specialmente i primini, potessero confondere i nomi delle due liste. Evidentemente hanno così poco carisma da temere di non essere ricordati. Comunque sia arriviamo nel retro e c’era Pinto. Assieme ad altri ragazzi 6 o 7 del Collettivo (intendo il Collettivo Galilei, non Collettivo Galileo, non vorrei che ci si confondesse), tutti con aria poco cordiale e ospitale, per non dire minacciosa. Il tempo di arrivare e i discepoli mi circondano con le spalle al muro, come da prassi per una chiacchierata pacifica. “Adesso mi picchiano” pensai. “Mi troveranno morto dentro il cofano di una macchina” pensai. Io senza paura ero pronto ad ascoltare cosa avessero da dirmi.

Inizialmente hanno chiesto il perché del nome e io risposi con aria innocente: “E’ l’unica idea che c’è venuta in mente”, ma loro iniziarono a fare teorie su complotti e lavaggio del cervello da parte di altre liste per rubare voti alla loro sacra missione, il Partigiano stesso chiese “Ma a me viene da pensare che qualcuno ti abbia detto proprio di prenderci di mira. VAH, per esempio, non vi potevate chiamare La Voce dello Studente?” e io smentì dicendo “No perché la sigla LVS sarebbe stata uguale e non si può fare”(scusa del cazzo). Ma come ho detto prima, mi parlavano di sopra e quindi manco hanno sentito. Poi il Tappo (non esco il nome per evitare denuncie o minacce di morte) esclamò: “Tranquillo che cambi nome o no, TE LO FACCIAMO CAMBIARE COMUNQUE!”, parlando con la preside o chiunque gestisse le liste. Vedete quanta determinazione ragazzi? Avrebbero parlato con il loro acerrimo nemico pur di farmi cambiare nome. Loro lo sanno cos’è il meglio per la scuola e per tutti i ragazzi. Ricordatelo. Mi liberano dalla loro gradevole compagnia poiché era iniziato il comitato e appena rimasi solo iniziai a ridere per quanto accaduto: col nome della lista eravamo riusciti a far incazzare i membri del Collettivo. Non i membri del Collettivo Galileo, ma quelli del Collettivo Galilei, non vorrei ci si confondesse. Finisce il comitato ed esco fuori a farmi i cazzi miei, quando a distanza vedo le piume dorate ondeggiare verso di me: era DI NUOVO il Partigiano a onorarmi della sua presenza. Vi taglio le bestemmie che ho pensato in quel momento. Continuava a dirmi le stesse cose, che se voglio il cambiamento devo supportarli e bla bla bla. Poi disse qualcosa di nuovo, una frase a dir poco criptica che mi è rimasta impressa: “Stai muovendo una protesta contro chi protesta” e io “Ma verso cosa protestate?” “Verso il ‘cerchio magico’”.

Il CHE?
Citando Justin Bieber gli chiesi: “Che cosa intendi?” e lui ripeté “il cerchio magico sai…” agitando la mano in modo ambiguo (sembrava indicare la presidenza), lanciandomi uno sguardo come per dire “ci siamo capiti”. Non so ancora cosa cazzo intendesse ve lo giuro. Comunque sia finalmente torno a casa e racconto dell’avvenuto ai membri del Collettivo. Non ai membri del Collettivo Galilei, ma a quelli del Collettivo Galileo, non vorrei ci si confondesse. Risata generale e su otto ragazzi neanche uno è stato toccato dalla richiesta di supporto dei nostri compagni. Il giorno seguente Pidgeotto Musmarra si presentò davanti alla mia classe: mi stava addoso come una fan. Voleva sapere se avessimo deciso di cambiare nome, ma la risposta fu ovviamente negativa e andò via dicendo che avrebbe parlato con la preside. Successivamente ragazzi di altre classi ridendo mi hanno raccontato che i due Comandanti del Collettivo (Ovviamente i due Comandanti dei Collettivo Galilei, non del Collettivo Galileo, non vorrei che ci si confondesse) giravano scuola scuola a lamentarsi e fare bordello dai professori Gazzo e Maccarone, sicuramente per farci cambiare nome o addirittura per non farci proprio accettare la lista. Poco importava tanto il pomeriggio stesso la mia lista si sciolse a causa di un conflitto ideologico all’interno del gruppo, per nulla inerente alle lamentele e ai pianti isterici del Collettivo Galilei, ai quali non ho neanche dato la soddisfazione della nostra rottura con un messaggio privato al loro Partigiano.
Ed è così che la storia finisce, a un nulla di fatto.
O forse no. Forse qualcuno potrebbe vederci dell’assurdo in tutto ciò. Non so, qualcuno potrebbe trovare assurdo il fatto che un ragazzo, senza voler compromettere la campagna politica di qualcuno, con l’unico scopo di far ridere, venga minacciato di censura (parola che a questa scuola piace tanto) da parte di una lista dichiaratamente comunista e tanto devota all’ironia e alla satira, ma soprattutto alla lotta verso le ingiustizie e alla libertà di parola. D’altra parte, servirà mica la coerenza per spezzare il “cerchio magico” ?

Luca Andrea Alfonsetti

 

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