finchè c’è diritto c’è speranza

Al liceo scientifico Galileo Galilei, il tema scottante di questi giorni sono le elezioni dei rappresentanti dell’istituto e della Consulta. È un miracolo che finalmente qualcosa che non siano scarpe da ginnastica e kebab generi tanta enfasi in noi ragazzi. Senza neanche accorgercene, stiamo sviluppando una coscienza politica, stiamo comprendendo il significato dei diversi orientamenti politici, cosa si intende quando si parla di moderati e di estremisti (si regà, mi riferisco a precise liste). Stiamo vivendo sulla nostra pelle ciò di cui sentiamo parlare nei libri di storia. Per questo, mi piacerebbe fermarmi un attimo a riflettere con voi su che cosa sta alla base di tutto ciò.
Qualche giorno fa, mi hanno raccontato una scena alquanto STRANA. Dialogo riportato tra una mia compagna di classe (quinta) e una sua cara amica sempre del Galilei (quarta): “… quindi noi ci siamo lamentati affinché ci spostassero il compito perchè, come prescrive lo statuto dello studente, c’è il limite di una verifica scritta al giorno” “si vabbé. Il professore X se gli dici una cosa del genere ti manda dritto a quel paese” “Non capisco. Noi abbiamo ragione a lamentarci. È un nostro diritto” “Si vabbè, i diritti…”
Spero che questa conversazione suoni STRANA anche a voi, perchè se così non fosse significa che c’è un problema di fondo.
Penso che spesso avete sentito parlare di diritti, in classe dai professori e dai compagni, in televisione, alle assemblee d’istituto (sì, oltre alle risse e al cinema maxi schermo audio pessimo si fà anche questo). Ma io farò qualcosa di iperinnovativo, che nessuno ha mai pensato di fare prima, vi spiegherò che cosa sono questi diritti. WOOOOOOW
Il motivo è semplice: come possiamo pensare di fare politica se A) non sappiamo quali sono i nostri diritti,  B) non sappiamo COS’È un diritto.
Il mondo non è nato ieri e, prima di sviluppare questo concetto, l’umanità ha versato sangue e vissuto epoche di crudeltà e ingiustizia. Ma per farci un’idea generale, vorrei soffermarmi sulla definizione di giusnaturalismo, ovvero quella corrente di pensiero che affonda radici antichissime in Platone, Aristotele, lo stoicismo, per passare da San Tommaso e Locke (per capirci, quello che ha fondato il liberalismo, la filosofia secondo cui il compito dello Stato è quello di garantire i nostri diritti). Essa afferma, detto in due parole che tutti gli esseri umani sono caratterizzati da una comune sfera di azione (come possono agire) e protezione (dove si limita l’azione altrui). Essa va al di là della legge del singolo Stato, infatti è così perchè è la natura stessa a stabilirlo: «Vi è un giusto e un ingiusto per natura di cui tutti hanno come un’intuizione e che è a tutti comune, anche se non vi è nessuna comunanza reciproca e neppure un patto» (Retorica di Aristotele).

I diritti sono quella cosa che uno acquisisce al momento in cui nasce, solo per il fatto di essere nato uomo, e non perde neanche dopo la morte (“ius sepulchri”, cioè il diritto ad essere seppelliti). E poi il diritto è quella cosa che ci permette di agire, senza di esso non potremmo fare praticamente niente. No, non potremmo avere una macchinetta (diritto alla proprietà privata) nè tanto meno guidarla; non potremmo andare a scuola (diritto all’sitruzione) ma neanche uscire di casa (diritto alla libera circolazione), infatti non potremmo proprio muoverci, nè vivere. Ebbene si, esiste anche il diritto alla vita, e se nessuno l’avesse stabilito chiunque sarebbe libero di passare, pugnalarci a morte e tornare a casa come se niente fosse.
È ovvio che i diritti rimangono, che voi lo sappiate o meno; ma non conoscerli, significa limitare da soli il proprio potere, che già è poco. Infatti, la nostra libertà è limitata dalla libertà degli altri (frase trita e ritrita, ma che volete, è vera); noi abbiamo diritto solo su noi stessi e l’ignoranza di quelli che sono i nostri diritti determina una perdita di essa, a causa dei soprusi degli altri che, per necessità umana, cercano sempre di allargare la propria libertà a discapito di quella altrui (“homo homini lupus” sintesi efficace ma incompleta del pensiero di Hobbes).
Così, in questo caso, io sono Libera di scegliere di andare dai miei professori e dirgli chiaramente “non potete entrambi fare compito giorno tale perchè lo statuto dello studente mi garantisce questo diritto”. Ovviamente, sono ugualmente libera di non far valere il mio diritto, se non lo ritengo opportuno. Ma è comunque fondamentale essere consapevoli di quelli che sono e non sono i nostri diritti; senza questa conoscenza non vi sarebbe, infatti, la libertà di scegliere; sarebbe piuttosto il professore a decidere per me e impormi qualcosa che legalmente è scorretto.
Non ho finito qua, perchè molti di voi questo discorso dei diritti e blabla lo conoscono già. Un problema ancor più grave, è quando si conoscono i diritti ma viene sottovalutata la loro importanza.
Spesso mi sono sentita dire che gli alunni della classe Y hanno rinunciato a protestare per paura delle ritorsioni del/dei professore/i. Vi sono altri casi in cui vi è un totale soggiogamento della classe all’autorità didattica, e per questo devono subire prepotenze per me inconcepibili. Quando non si fanno valere i propri diritti per paura o rispetto dell’autorità si scade nell’autoritarismo, vale a dire, quando l’autorità (chi è gerarchicamente più importante di noi) si eleva al di sopra delle leggi nei confronti dei suoi subordinati. Esemplificazione: un professore che non prende in considerazione i nostri diritti, garantiti dalla legge, si eleva a una posizione superiore a quella della legge stessa. Ed è un attimo che, da che il professore ci dice di no per spostare il compito, il no si estende al divieto di andare a pisciare durante la sua ora (“ homo homini lupus”, la sfera di diritto altrui che prevarica la propria).
Allo stesso modo, è un attimo che, da che ci tolgono il diritto, ad esempio, di scrivere un articolo sul giornale perchè ritenuto “diffamatorio”, a che ci impongono di adattarci al modo di pensare voluto dal potere, schiacciando ogni forma di opposizione. Per essere chiari, questo è il punto di partenza per scadere nelle peggiori forme di assolutismo.
Forse, a pensarci bene, i diritti non sono solo parole buttate al vento (in realtà sono scritti ma vabbè).

-Valentina Failla

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