Mondo della progettazione: remoto ed elitario o alla portata di tutti?

Leggendo il libro di Bruno Munari, uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del XX secolo, “Da cosa nasce cosa”, introduzione al design del prodotto e alla progettazione, mi sono resa conto di quanto PROGETTARE non sia solo un problema di ingegneri, designer, architetti, ma sia un modo di ordinare la propria vita, per riuscire a risolvere problemi quotidiani. Uno dei problemi piú grandi di noi adolescenti é l’essere disordinati. Il nostro non é semplicemente un disordine fisico ma un disordine mentale. Quando ci troviamo davanti ad una difficoltá, non sappiamo come risolverla, perché non abbiamo un modo schematico secondo cui procedere.

Saper PROGETTARE non é una dote esclusiva, innata a pochi, ma uno studio sul saper sfruttare la propria creatività al meglio. Creativitá infatti non vuol dire improvvisazione senza metodo. Molti giovani si sentono artisti liberi e indipendenti ma loro sono solo progettisti romantici. Il progettista romantico basa il suo lavoro sulla genialitá. L’idea geniale senza tecnica produce qualcosa di bello ma poco funzionale. Si potrebbe fare un collegamento (non proprio azzeccato ma magari potrebbe far capire meglio ció che il libro cerca di dirvi) con la poesia. Posso fare l’esempio di giovani poeti, che talentuosi riescono a scrivere libri bellissimi basati su concetti originali. Ma i grandi poeti della letteratura sono coloro che, con o senza schemi fissi, riescono a dare regole e logicitá a ciò che scrivono. Un modo di PROGETTARE molto diffuso, ma errato, secondo questo libro, é quello di trovare NUOVE IDEE, come se dovessimo inventare tutto daccapo ogni giorno. La creativitá é ció che sta alla base di uno schema risolutivo, ma non é sicuramente l’unica componente di cui dobbiamo tener conto. Non possiamo infatti basare tutti i nostri lavori solo sulla genialità di un concetto. Per riuscire ad esprimere un concetto geniale bisogna avere le tecniche per farlo. Quanto lunga deve essere la mia poesia? Che tipo di versi utilizzeró? Quali figure retoriche? Per creare un proprio stile di scrittura occorre anche sapere se e come qualcun’altro l’ha pensato prima di me. E se ció é successo, come posso fare per migliorarlo?

Il libro si apre con “le quattro regole del metodo Cartesiano”. René Descartes é stato un filosofo e matematico francese vissuto dal 1596 al 1650. Perché Bruno Munari decide di aprire il libro proprio con questo personaggio? Cartesio intende una conoscenza ispirata alla precisione e certezza delle scienze matematiche. La prima regola era di non accogliere mai nulla per vero che non conoscessi esser tale per evidenza (prevenzione). La seconda era di dividere ogni problema in tante parti minori, per meglio risolverlo (questo é uno dei punti fondamentali delle tecniche progettualistiche). La terza era condurre con ORDINE (lo stesso che manca a noi giovani) i miei pensieri, cominciando dagli oggetti più semplici e piú facili da conoscere, per salire poco a poco sino alla conoscenza dei più complessi. Infine le enumerazioni e le revisioni. Sono queste le regole su cui basare la risoluzione dei nostri problemi, sia quotidiani e semplici, sia piú complessi e collegati a lavori come i sovracitati (ingegneria, design, architettura ecc).

Antonio Rebolini dice << quando un problema non si può risolvere, non é un problema. Quando un problema si puó risolvere, non é un problema>>. Quindi in sintesi il problema non si risolve da solo, contiene peró tutti gli elementi per giungere ad una soluzione (Problema–> soluzione). Ovviamente non é tutto così semplice, e tra i due troviamo numerosi ostacoli da smerigliare con cura. É necessario cominciare dalla definizione del problema che servirà a definire i limiti entro i quali dovremmo operare. Porto un esempio pratico: dobbiamo cucinare un piatto di pasta. Che tipo di pasta utilizzeremo? Maccheroni o spaghetti? Quale condimento vogliamo mettere? Quanto devo spendere? Possiamo parlare di problemi quotidiani come quelli in cucina come possiamo parlare di problemi legati al prodotto industriale. Dobbiamo PROGETTARE una lampada. Dovrà essere ad incandescenza? Fluorescente? Dovrà essere smontabile? Pieghevole? (Problema–> definizione problema–> soluzione).

Attraverso un ragionamento simile, Bruno Munari, completa lo schema risolutivo che alla fine diventerà :
Problema–> definizione problema–> componenti del problema–> raccolta dati–> analisi dati–> creativitá–> materiali e tecnologie a disposizione–> sperimentazione–> modelli (schizzo o disegno)–> verifica–> disegni costruttivi–> soluzione.
Questo rappresenta un piccolo schema di ció che ci servirá per fare un buon lavoro.

La conoscenza di questo schema e in generale del modo di pensare del metodo progettuale, del come si fa a fare o conoscere le cose é un valore LIBERATORIO. Perché non piú sottomessi a quelli che possono sembrare problemi insormontabili. Questo valore LIBERATORIO é, come possiamo scorgere dalle prime pagine, un <<fai da te>> te stesso.

-Paola Zamataro

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