È morto l’uomo, non la Mafia

Salve Galileiani,

Oggi ho scritto un breve articolo su un argomento di cui c’è tanto da parlare, ma che per la sua capacità di scatenarmi un’irrefrenabile stimolo di diarrea mi costringe a parlarne brevemente.

Scrivo quest’articolo pieno di rabbia per un evento che da poco mi è capitato, e che rappresenta l’ennesimo episodio di mentalità mafiosa presente nel nostro paese.

Aspettavo tranquillamente con mia madre il mio turno dal medico per farmi levare dei punti, quando ad un tratto mia madre vede entrare nello studio del medico una persona che era appena arrivata, che essendo appunto una persona legata alla mafia non è soggetta ad alcun tipo di fila o appuntamento preso.

Il signore in questione aveva preso un appuntamento alle 16:00 presentandosi però alle 18:00 ed entrando direttamente nello studio del medico.

Mia madre a questo punto mi dice di andare sentendosi presa in giro, non tanto da codesto “signore per bene“, ma dal nostro stesso medico e dalla segretaria che avendo paura di questo mafioso, solo dopo che mia madre iniziò a lamentarsi cercarono di rimediare volendoci far passare davanti agli altri (altro esempio di mentalità mafiosa), subito dopo questo “caro signore”.

Mia madre non volendo superare nessuno solo perché si è lamentata mi dice di andare (condannandomi ad altri giorni di sofferenza, ma comunque…).

La domanda che mi pongo continuamente e com’è possibile che ancora, dopo Moro, Impastato, Dalla Chiesa, Fava, Falcone, Borsellino e molti altri, dopo tutto quello che si è fatto e che si continua a fare si verifichino episodi di questo e di altro genere; perché ancora nel nostro paese non si è capito che “la mafia è una montagna di merda”?

Non siamo messi come 40 anni fa abbiamo combattuto e continuiamo a combattere contro la mafia, contro questo mostro che ci fa paura, ma spero che un giorno le persone capiscano che “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”

Emanuele Giglio

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