Dialogo e confronto, voi dove eravate?

9 Ottobre 2018, un martedì come tanti altri. Dopo solo poche ore dal suo inizio però non si è rivelato tale, gli studenti del Galilei infatti, dirigendosi verso il cancello principale della scuola, sono stati accolti da una folla inspiegabile che occupava tutta la strada e il marciapiede nei pressi dell’ingresso. Il cancello era chiuso, serrato da alcune catene. Esposti in bella vista degli striscioni con scritte in nero e in rosso che riportavano parole come “Dialogo”, “Confronto”, “Responsabilità”, parole di cui spesso ci si dimentica il significato nella nostra scuola. E sono proprio gli striscioni a far capire a tutti noi Galileiani le cause di questa protesta, di questo atto, di cui nessuno era al corrente ma che tutti sembrano approvarne le motivazioni: i tanto agognati viaggi d’istruzione.

Dialogo e confronto, voi dove eravate?”: questa l’ironica domanda rivolta a tutti i docenti che in occasione dell’ultima assemblea d’Istituto, dove è stato esplicitamente richiesto uno scambio di battute professori-alunni per riuscire ad avere più chiare le motivazioni che hanno portato ben 70 docenti a votare “NO” durante l’ultimo collegio docenti alla votazione che mi permetto di riassumere con la seguente domanda: “Siete d’accordo a permettere alle classi quinte aventi un progetto di studio il quale culmine sarebbe un viaggio d’istruzione, di poter fare questo viaggio, dopo aver trovato i docenti accompagnatori?”
A noi studenti è stato sempre insegnato a credere nel dialogo e nel confronto. Evidentemente gli stessi docenti che ci hanno insegnato ciò, hanno preferito non mettere in pratica la cosa. Sui 70 professori per il No, solo due infatti si sono espressi, portando motivazioni che personalmente e in maniera del tutto soggettiva ritengo vuote e insensate come “non tutti i docenti possono prendersi una così grande responsabilità” dimenticandosi che il SI non implicasse l’accompagnamento della classe ma semplicemente dare la possibilità a chi volesse di farlo, tutti gli altri invece dov’erano? Perché si sono sottratti a ciò che una scuola dovrebbe incentivare e incoraggiare maggiormente: il dialogo? Hanno forse preferito non assumersi alcuna responsabilità? Del resto si può facilmente dedurre che anche la motivazione del loro voto si fondi le proprie radici in questo: responsabilità.

Si cerca di non assumersene, del resto “ma chi me lo fa fare”. Eppure l’insegnante è un lavoro di responsabilità per definizione: istruire, formare, educare e crescere intere classi composte da 30 ragazzi, da 30 persone, da 30 teste, non è forse un’enorme responsabilità?

In realtà ciò che ho appena scritto è a conoscenza di tutti i docenti, niente di nuovo. Forse proprio per questo leggere scritto sul cancello principale della propria scuola “Insegnare è responsabilità. Se non ne volete cambiate lavoro!” ha generato tanto sbigottimento. Ma del resto poco importa, è solo uno striscione scritto da qualche scapestrato ribelle in cerca di attenzione e di caliarsi un paio d’ore di scuola.

Forse però quello striscione non ha tutti i torti.

Ai posteri l’ardua sentenza.

(L’articolo non vuole essere diffamante o denigrante, è un semplice appello alle coscienze dei docenti da parte di uno studente che crede ancora molto nel sistema scolastico, nella sua scuola e nella validità dei docenti che ne fanno parte integrante)

-Marco Cantarella

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