Intervista ad Alberto Caputo

Come ti presenteresti ai lettori di GalileiGO! ?

 

Sono Alberto Caputo, di 5ªI, sono uno dei quattro rappresentanti di istituto del Galilei, e in secondo luogo, candidato della lista Articolo26.

 

Cos’é Articolo 26?

 

Articolo26 è un’associazione formatasi lo scorso maggio da un’idea mia e di Francesco Caselli, anche lui rappresentate d’istituto. É nata perché sentivamo il bisogno di creare un’associazione studentesca nuova e sopratutto che potesse avere continuità: abbiamo notato che quest’anno mancava a scuola un’associazione che potesse essere un punto di riferimento per grandi quantità di studenti e al tempo stesso dare un’alternativa.

L’unione tra Demos e LVS, che sono le liste da cui provenivamo rispettivamente io e Caselli, è servita proprio a questo.

 

Alternativa rispetto a chi e/o cosa?

 

Noi siamo un’alternativa ad un ipotetico voto di protesta, o a una scheda bianca, oppure ad un eventuale voto dato a un candidato da cui in realtà non ci si sente ben rappresentati.

 

Questa fusione di Demos e LVS in Articolo 26 è qualcosa di positivo per la scuola?

 

Abbiamo unito due gruppi che prima erano separati. La base della politica studentesca è collaborare, anche con il confronto, per cambiare le cose. Quindi si, è stata sicuramente una scelta che farà bene alla scuola.

 

Quali progetti porterete avanti durante quest’anno?

 

Ci sono diversi progetti, già scritti nel nostro volantino. Uno molto importante è il corso di patente AM. É rivolto a tutti gli studenti che hanno compiuto 14 anni e verrà svolto in un aula autogestita, naturalmente di pomeriggio. Verranno tenute lezioni da parte di ragazzi più grandi che hanno già la patente e si studierà in gruppo. Il progetto chiaramente non è una vera e propria scuola-guida (infatti ciascuno poi si iscrive autonomamente alla motorizzazione per candidarsi all’esame) ma si propone di aiutare i ragazzi a superare l’esame teorico a costo zero.

 

Pensi che gli studenti votino in base ai vari progetti che presentano le varie associazioni studentesche oppure ci sono altre motivazioni per cui uno studente dovrebbe preferire una lista ad un’altra?

 

Io credo che i progetti non siano il vero motivo per cui gli studenti esprimono una preferenza per una precisa lista, perché tutti abbiamo progetti validi. Infatti come ho detto prima: unire é meglio che dividere. Se una associazione ha dei progetti validi è inutile dividersi, quei progetti si portano avanti insieme. Per un secondo importante progetto, la Notte del Liceo Scientifico, stiamo collaborando con il Collettivo Galilei, ad esempio. A distinguere le varie associazioni sono le modalità in cui si portano avanti i progetti. Sono i modi che fanno la differenza, non le cose che fai.

 

Cambiamo argomento: parliamo delle liste. Pensi che le associazioni studentesche siano aggregate da ideali politici, oppure per altro, ad esempio interessi economici?

 

Ci sono delle liste nate per delle pseudo-ideologie che secondo me sono finite per entrare in contraddizione con loro stessi. Apprezzo comunque che hanno continuato il loro lavoro. Ognuno ha le proprie idee, noi abbiamo le nostre ad esempio. Per quanto riguarda invece gli interessi economici, personalmente non avendone di alcun tipo, non ti saprei rispondere. Io non ho mai avuto a che fare con queste cose e non intendo averne a che fare in futuro.

 

Se una lista ha degli ideali politici può finire per accostarsi a partiti o movimenti politici locali o nazionali?

 

La scuola deve essere un luogo in cui lo studente non è influenzato da una particolare politica esterna. È giusto che la politica entri a scuola ma attraverso i professori, le lezioni o i dibattiti nelle assemblee: non tramite le liste.

L’ obbiettivo delle associazioni studentesche è il bene dell’istituto al quale appartengono, mi sembra difficile pensare come le ideologie politiche (di destra, di sinistra) possano fare la differenza in una scuola. Non credo le ideologie politiche portino soluzioni. Poi naturalmente è giusto che uno studente si faccia un’idea politica, in quanto, uscito dal liceo lo studente sarà un cittadino elettore. Le ideologie non devono diventare protagoniste della vita scolastica ma possono naturalmente giocare il loro ruolo nei dibattiti delle assemblee ad esempio.

 

Articolo 26 è una lista schierata politicamente (di destra, sinistra)?

 

Assolutamente no, siamo un’associazione politica ma apartitica. Non esiste per noi destra, sinistra, centro: esiste solo il bene della scuola ed è questa la nostra unica politica.

 

I recenti avvenimenti del nostro liceo, in particolare, la dimostrazione del 09/10, quando tutti noi abbiamo trovato il cancello chiuso con i catenacci e gli striscioni appesi sopra, a cosa sono dovuti? Chi ha fatto questo gesto aveva lo scopo di smuovere le coscienze o ci sono altre motivazioni, ad esempio, campagna elettorale?

 

Intanto, a nome di tutta la rappresentanza studentesca, posso dire che ci dissociamo assolutamente da questo gesto. È il metodo peggiore possibile per cercare di risolvere un problema che non può essere risolto mai in questa maniera.

 

Ma se voi rappresentanti vi dissociate non è che vi è sfuggito di mano qualcosa? I rappresentanti non dovrebbero essere i primi a essere informati se degli studenti si organizzano per fare qualcosa di tanto eclatante?

 

Nessuno deve avere il nostro consenso per fare una cosa del genere, ognuno è libero di fare ciò che vuole. Se però una grande quantità di studenti ha un’esigenza, noi abbiamo il dovere di rappresentarla. In questo caso si tratta di una protesta compiuta da poche persone tanto è vero che tutti, quella mattina, erano sorpresi alla vista delle catene. La scuola, inteso come comunità studentesca era totalmente estranea a questo gesto, compresi noi rappresentanti.

 

Secondo te qual è stato il motivo di questa protesta, qual è il messaggio che hanno voluto mandare questi ragazzi?

 

Non ne so il motivo, ma quello che posso dire con certezza è che è stata una protesta sbagliata nella modalità. Può essere stata un’iniziativa che ha fatto perdere un‘ oretta di scuola oppure che ha cercato di incrinare ancora di più i rapporti con i professori ma può essere stata fatta anche solo per campagna elettorale.

 

Quest’anno, anche attraverso l’assemblea di settembre, si era riuscito a creare uno spiraglio di dialogo con i docenti. Sopratutto per la questione dei viaggi di istruzione. Questo atto di protesta di pochi ragazzi comprometterà i passi in avanti fatti da tutta una scuola? E, se si, la rappresentanza ne ha una certa responsabilita?

 

Questo gesto non condannerà nessuno a subirne le conseguenze, in quanto è stato un gesto isolato. Proprio per questo non avremo mai potuto impedirlo.

I professori che hanno veramente capito la situazione sanno che noi rappresentanti e la maggioranza degli studenti non c’entrano. Noi rappresentanti, ripeto, ci dissociamo ma possiamo comunque capire una reazione così dura e al tempo stesso sbagliata per la decisione del collegio in merito ai viaggi di istruzione.

 

Perché una ragazza o un ragazzo dovrebbe scegliere Articolo 26 e non un’altra lista?

 

La nostra associazione nasce nella scuola e per la scuola: come ho detto prima non vogliamo portare niente di esterno. Siamo l’associazione con le basi più solide e questo fa sì che abbiamo tutta l’energia che ci serve per portare avanti le nostre idee. Inoltre, nel modo di portare avanti le idee starà la maggiore differenza con le altre associazioni. Noi crediamo che quello di cui la scuola ha più bisogno é un clima di unione, che non viene nemmeno accennato dalle altre liste.

 

Da dove viene il nome “Articolo 26” ?

Ci riferiamo all’articolo nº26 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, che parla del diritto allo studio. In Italia, questo diritto è abbastanza garantito. Lo spunto che da il nome “Articolo26” è su quanto questo diritto sia dato per scontato. Purtroppo diamo per scontate tante cose in questa scuola, senza renderci conto degli sforzi che sono stati fatti per ottenerle. In questo senso articolo 26 è un messaggio di consapevolezza dei diritti e dei doveri di noi studenti.

 

L’avere consapevolezza dei nostri diritti e doveri significa anche partecipare alla democrazia scolastica. Come mai nella nostra scuola le assemblee d’istituto, le assemblee di classe e i comitati studenteschi vengono visti dagli studenti come delle rogne (comitati) oppure come dei momenti di svago e ricreazione? Che messaggio vuoi lanciare affinché gli studenti si avvicinino di più a questi organi democratici importantissimi?

 

Il problema è il disinteresse che è anche il frutto delle rappresentanze degli anni passati. Spesso si è cercato, negli anni passati, di coinvolgere grandi quantità di ragazzi nelle scelte, ma la cosa é degenerata in quanto la partecipazione degli studenti si è limitata, ancora una volta, al delegare un rappresentante e accettare ogni sua idea incondizionatamente.

Le varie assemblee studentesche, sono un momento di unione, di partecipazione critica, di necessario compromesso tra posizioni diverse. In questi dibattiti consiste la vera e propria democrazia.

Non credo che l’importanza degli organi democratici sia compresa appieno da tutti, ed il nostro obbiettivo è ridargli valore. In vari modi: attraverso le stesse assemblee, o le circolari. Ogni studente deve avere consapevolezza del potere che ha, il Galilei è costituito da 74 classi con 2000 studenti, ognuno dei quali può portare avanti le proprie idee, i propri progetti per migliorare la scuola.

 

Parlaci di te: come ti sei avvicinato alla politica studentesca?

 

Fin dal secondo anno ho fatto parte della politica studentesca essendo rappresentante di classe e quindi membro del Comitato Studentesco.  Arrivato al quarto anno ho capito che era arrivato il momento di vivere al completo questa esperienza e ho fondato insieme ad un altro studente l’associazione studentesca Demos.

La candidatura dello scorso anno mi ha portato ad ottenere la rappresentanza ad interim fino al 25 ottobre di quest’anno, e spero che possa continuare ancora questo percorso.

Comunque vada sarò sempre fiero del mio percorso e di ciò che ho creato!

 

-Alberto Caputo a cura di Lorenzo Marano e Francesco Scarcipino

 

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