Leopardi: uomo dell’ottocento o compagno dei nostri giorni?

I Romantici del tempo non lo capivano, io sì, un po’ tutti noi lo capiamo in fondo…

 
Partiamo dal presupposto che Leopardi era un pessimista cronico. Molti pensavano che il suo pensiero negativo fosse dovuto ai suoi problemi di salute e alla sua incapacità di relazionarsi che lo portò all’emarginazione. Bene, non era così.
Leopardi ha impiegato anni per elaborare questa sua teoria pessimistica e non è così scontata come si crede.
Sin da piccolo fu uno studioso autodidatta, in poche parole studiava ciò per cui aveva interesse,  come vorremmo tutti del resto.

 

Ed è per questo che Leopardi è uno di noi.

 
Anche lui, come noi, non era del tutto apatico…eh già anche il nostro caro pessimista si è innamorato, più precisamente, una cugina di lontano grado di parentela gli rubò il cuore al solo sguardo: è questo quello che si chiama “amore a prima vista” e che cerchiamo così assiduamente. Purtroppo il nostro povero “Don Giovanni” ha preferito non esprimersi anche perché, come abbiamo appena detto, non era così bravo ad approcciarsi con gli altri, tuttavia grazie a ciò decise di applicarsi in ciò che sapeva fare meglio cioè scrivere e ne uscirono anche dei bei testi!
Per quanto riguarda il suo pessimismo…
All’inizio era solo una questione tra lui e la natura, un po’ come noi e la società, la quale passa dall’essere a nostro favore all’ignorarsi o addirittura a mettersi contro.
Il Leopardi da giovane sono un po’ io, anzi diciamo noi: pessimisti fino al punto giusto…beh dobbiamo ammettere che forse dopo ha un po’ esagerato, ma spesso e volentieri la pensiamo come lui, anche senza accorgercene.
Ad esempio io, come lui, ho sempre preferito studiare da sola e devo ammettere che quando ero piccola ero un po’ secchioncella, del resto chi non lo è mai stato?
Spesso ci soffermiamo a pensare su ciò che succede attorno a noi e molti, come me, lo riportano su un pezzo di carta…non sono sempre pensieri positivi…

 

Leopardi è uno di noi.

 

Anche io sono stata un po’ emarginata per un periodo della mia vita (si parla di pochi anni fa), ma ho saputo rialzarmi facendo nuove conoscenze, aprendomi, spesso forzandomi, penso lo che sia successo un po’ a tutti di pensare di dover “cambiare look” per piacere a sé stessi o magari perché così piacciamo di più agli altri.
Forse sarebbe bastato questo a Leopardi per non arrivare ad una conclusione drastica, forse solo questo gli avrebbe fatto pensare che la vita non è poi così inutile.
Spesso anche io mi sento un po’ depressa, svogliata o ancora felice, troppo felice, lontana dal mondo e da tutti, lontana al livello dei pensieri intendo. So che anche voi ogni tanto vi sentite diversi, come Leopardi, ma vi siete mai chiesti il vero perché?

La risposta è semplice: nessuno di noi è la copia di un altro, siamo tutti pezzi unici. Non è detto quindi che nella vita si trovino persone che la pensino come noi, che possano “completare il nostro puzzle“, anzi è molto difficile trovarne, ma non bisogna mai arrendersi. Non vorrete mica arrivare ad una terribile conclusione come Leopardi, vero?

 

-Giulia d’Arrigo

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