Come creare una dittatura in Unione Europea

È possibile creare un regime totalitario in Unione Europea? Siamo veramente liberi dalla piaga della dittatura? Di certo non vedremo più eserciti marciare sulle capitali europee e proclamare governi autoritari tuttavia lo stesso fine può essere raggiunto tramite altri mezzi che potrebbero non essere fermati dalle istituzioni europee.

Alcuni giorni fa, a Varsavia, abbiamo assistito alla “marcia delle mille toghe” ovvero una manifestazione dove giudici da tutta Europa si sono riuniti per protestare contro le leggi varate dal Governo polacco, al momento in fase di approvazione, che pongono la magistratura sotto un parziale controllo governativo.

La legge prevede la possibilità da parte del governo di mandare in pensione un giudice in qualunque momento della sua carriera, togliendolo quindi dallo scenario giuridico, e stabilisce inoltre che 15 dei 25 membri della Corte Suprema polacca siano eletti dal parlamento e non dalla magistratura. La legge, secondo i giudici polacchi, vìola il diritto europeo mentre secondo il governo velocizza la macchina giuridica e ora sta all’Unione Europea decidere se intervenire o meno aprendo una procedura d’infrazione contro la Polonia.  Il processo di centralizzazione dei poteri in Polonia ha una storia ben più lunga.

Tutto parte dal 2010 quando, a seguito di un devastante incidente aereo, persero la vita tutti i principali esponenti del governo polacco del tempo. Stavano andando a Smolensk (Russia) in occasione del 70º anniversario del massacro di Katyn quando l’aereo misteriosamente precipitò gettando la Polonia nello sconforto e nell’incertezza. Fu un fatto clamoroso ma allo stesso tempo miracoloso per la propaganda politica, infatti il partito di destra PiS (Libertà e Giustizia) accusò la Russia di essere stata mandante dell’incidente cavalcando l’onda della protesta e promuovendo una politica dell’odio culminata con la vittoria elettorale del partito nel 2015 e l’affermazione del suo governo. Fin da subito il neo-governo inizia a centralizzare il suo potere portando anche l’informazione sotto il diretto controllo statale. Furono licenziati 234 giornalisti poiché contrari al partito. I media polacchi cessarono le critiche al governo e concessero sempre meno spazio all’opposizione che, già divisa internamente, non riuscì a attuare una campagna elettorale efficace. Oggi il PiS è stato riconfermato al governo con oltre il 40% dei voti e non accenna a perdere consenso.

La Polonia è un paese industrializzato e moderno e non dobbiamo pensare a questi avvenimenti come un rigurgito del paese dell’ex blocco comunista. In diversi paesi si individuano analoghe strategie di comunicazione:                

  • si semplifica la realtà individuando un nemico causa prima di pericoli (immigrati, omosessuali, cinesi, russi…); 
  • la vita parlamentare, per sua natura dialettica, diplomatica, articolata….lenta, viene vissuta come un fardello ingestibile. Si preferisce il decisionismo, rapido ed efficiente a discapito del dialogo.
  • si promuove l’odio ed il sospetto alimentando il sentimento nazionalista.
  • la libera informazione viene manipolata, confusa, ostacolata minando le basi della democrazia.

In Europa sono diversi i partiti che si potrebbero rispecchiare nel PiS polacco, ed anche in Italia ne abbiamo esperienza. Tuttavia rispetto alla Polonia, in Italia osserviamo una opposizione spontanea a questa forma di politica: infatti si susseguono le manifestazioni di protesta contro gli slogan sovranisti del partito del Carroccio. A dare fiato a queste contestazioni che stanno riempiendo le piazze di tutta Italia è il movimento delle Sardine che ha ottenuto una risonanza europea. Fondamentalmente questi giovani studenti di ateneo chiedono, anzi pretendono, che i partiti smettano di usare il linguaggio dell’odio. Questo movimento è prova di grande vitalità e partecipazione politica per fortuna ancora presente nel nostro paese e forse proprio l’impegno critico e il dialogo costruttivo possono rappresentare l’unico valido antidoto alla deriva autoritaria.  

 

-Francesco Portoghese

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