Libertà, per noi giovani

Non sono trascorsi neanche due mesi da quel 5 marzo, eppure sembra essere passata un’infinità da quando le nostre vite sono state stravolte. Viviamo una vita senza soste, ma nonostante ciò anche la persona più impegnata, quella dalla vita più frenetica, adesso, magari tra una lettura e l’altra, tra una stagione e la successiva, o immersa nella musica che sta ascoltando si ritrova almeno una volta al giorno buttata sul letto a chiedersi: “E ora che faccio?”.

In pochissimo siamo passati dalla sensazione di non avere neanche un momento per respirare ad avere il tempo per fare tutto ciò che ci mancava, forse anche sederci a pensare; siamo passati da avere un contatto umano e sociale quotidiano a vedere gli amici solo attraverso degli schermi, per alcuni persino la scuola ha cambiato sapore; scuola che ha cambiato forma, si è adattata, e ora, in questa versione che per certi versi forse è più efficiente e ci piace di più, ci fa però rimpiangere le giornate tra i banchi con i compagni.

Molte cose sono cambiate e altre ancora cambieranno, nelle nostre vite e nel mondo che ci circonda. Cambia l’informazione, le nostre idee, cambiamo noi, e oggi ispirato dall’Anniversario della liberazione dell’Italia dal Nazifascismo, ho deciso di completare e condividere questa riflessione che da molto tormentava la mia vita in quarantena.

Per me, oggi 25 aprile 2020, la libertà è poter sperare nel futuro.
Ma quello che quindi mi chiedo è: siamo liberi? In un mondo figlio della globalizzazione, colpito da questa terribile tragedia, e che ha, davanti a se, anche secondo il più ottimista degli esperti, la più grande crisi economica della storia, possiamo davvero sperare nel futuro?
Dal piccolo della mia casa tranquilla e delle mie poche responsabilità da neomaggiorenne guardo attonito il mondo colpito dalla pandemia. Tra critiche e lamentele tutto ciò che possiamo fare è restare in casa, ringraziando chi sta combattendo questa battaglia impari. La situazione che viviamo non ha precedenti, è tutti sappiamo che ci vorrà ancora molto tempo prima di poter tornare alla normalità. Eppure sorge spontaneo chiedermi, a quale normalità torneranno le persone meno fortunate di me? Dove sono ora i senzatetto che vedevo ogni giorno andando a scuola? In che condizioni vivono gli immigrati di cui sentivo parlare prima che i mezzi di informazione si concentrassero solo del virus? Come stanno gli ammalati nelle zone più colpite della mia o dove non c’è accesso alle cure adeguate, e le loro famiglie?

Tutti in queste settimane siamo stati colpiti in faccia dall’inevitabile realtà del mondo. Realtà che però non è nuova, e che riguarda ancora oggi milioni di persone. C’è chi dice però che siamo tutti uguali di fronte a questa realtà, altri che dicono che ci rialzeremo migliori. Ma davvero?
Andiamo in contro agli effetti del cambiamento climatico, e ancora oggi non si riesce a vedere una soluzione all’orizzonte. Si dice che ci aspettano anni difficili; per tutti e sotto ogni punto di vista le prospettive sono tutt’altro che positive. La società in cui tutti noi viviamo non sarà più la stessa dopo la pandemia. Comunque la si voglia vedere un cambiamento arriverà, è inevitabile ormai e se non saremo noi a cambiare il nostro stile di vita sarà il cambiamento climatico a farlo.

Questa è l’occasione per costruire la società del domani, la nostra società, perché saremo noi a dover vivere in quel domani. Torniamo a sognare un mondo migliore, perché questa sarà la sfida che dovremo affrontare, non come singoli, ma come generazione.

Non contiamo le differenze che ci dividono, pensiamo a cosa ci accomuna piuttosto. A cosa abbiamo in comune con quel ragazzo in qualunque altra parte del mondo, che quando volge lo sguardo al domani ha i nostri stessi dubbi. La speranza è ciò che ci può spingere oltre il nostro naturale egoismo, quindi smettiamo di affidarci agli altri, di vivere solo “il nostro piccolo”: convinciamoci che possiamo cambiare, condividiamo le nostre idee, riappropriamoci della politica, dell’azione sociale, perché è questo l’unico uniti ce la faremo che potrà mai funzionare a lungo temine. Il mondo è colpito da una terribile piaga, e sta a noi rispondere.

Quindi la mia domanda è: vogliamo essere liberi?

-Francesco Conte

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