Informare, dire la verità

C’è una cosa per cui i nostri avi si sono battuti anche a costo della loro stessa vita, qualcosa di fondamentale importanza in un mondo dinamico come quello attuale: la libertà di stampa e di espressione.
Sembra scontato e spesso non ci facciamo neanche caso, ma è una sacra verità: senza queste non esisterebbe l’informazione.

Immaginiamo un mondo privo di ogni tipo di informazione.
Nessuno potrebbe mai sapere cosa accade nel mondo, il perché di molti cambiamenti nella vita quotidiana, e via discorrendo. E non è un caso se tra le poche attività alle quali è stato consentito di restare aperte durante la prima fase di Lockdown, ci fossero le edicole, chioschi di informazione che fanno ben comprendere l’importanza che ricopre la stampa. È giusto però evidenziare come questa libertà sia a volte vista in senso troppo ampio, andando a generare il fenomeno delle cosiddette “fake news” e dei “giornali da passatempo”. È infatti sottile, ma allo stesso tempo ben marcata, la differenza che coesiste tra essere giornalista e fare il giornalista.

Essere un giornalista significa dedicare la propria vita, o comunque una buona parte del proprio tempo, a scoprire, documentarsi su cose nuove, investigare per poi dare libero sfogo alle proprie conoscenze e alle proprie abilità di scrittura per condividere con il resto del mondo il proprio sapere, senza nessun tornaconto personale o nessuna gloria, se non quel misero stipendio che a livelli professionali si può percepire. Si fa per passione, per voglia di condividere un po’ del proprio sapere con chiunque altro.
Fare il giornalista è qualcosa di diverso, una persona che fa giornalismo può essere chiunque con i mezzi dei giorni nostri.

La totale accessibilità del mondo intero alla scrittura ha fatto perdere di vista il nobile significato della professione e dell’informazione stessa. Ormai si può fare informazione per mera propaganda, si può fare informazione solo per alimentare il panico in situazioni già delicate in sé, si può fare informazione per far addirittura cadere un governo. L’informazione è certamente l’arma più potente che tutti noi possediamo, ma sta a noi usarla nel modo più appropriato.

Personalmente non posso e non oso definirmi un giornalista, sarebbe troppo espansivo, mi definisco come in un limbo. Mi definisco in un limbo perché certamente non ho né le conoscenze né le competenze di un giornalista, ma non mi reputo neanche un qualcuno che fa giornalismo, in quanto non l’ho mai fatto, né mai lo farò, soltanto per passatempo, o per accrescere la mia fama o la mia persona.

Sono certo che il buon Giuseppe Amadei, fondatore de “la Gazzetta di Mantova”, padre del giornalismo in Italia, e tra i padri del giornalismo mondiale, oggi si stia ribaltando nella tomba a vedere come il suo duro lavoro sia stato del tutto vanificato.
È lecito concludere con una frase non poco celebre:

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”,

il tutto per rendere il mondo un posto diverso e con meno ignoranza e disinformazione.

 

-Gabriele Lupo

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