Il bene e il male come il cavaliere ed il drago cattivo

Sembra quasi fossero ieri quei giorni in cui le fiabe costituivano il nostro mondo, non è vero?
A partire da questa riflessione, vorrei precisare come, a parer mio, una delle più importanti peculiarità del genere umano sia sicuramente la condivisione. Comunicando abbiamo la possibilità di mettere a disposizione del prossimo un comparto emotivo personale, conseguenza della nostra esperienza di vita, nel quale chiunque entri in contatto con noi può immedesimarsi. Il nostro “viaggio” può risultare dunque fortemente influenzato da ciò che chi ci sta accanto vuole condividere con noi. Non è un caso quindi che, ancora in fasce, prima ancora di essere istruiti su come sviluppare un pensiero razionale, ci venga insegnato a sognare.
L’innocenza dei primi anni di vita ci porta a non fare alcuna distinzione tra sogno e realtà, bensì a considerare il sogno stesso la nostra realtà. Ricordo come ai tempi lo scontro sistematico tra bene e male non si traducesse nella natura problematica della nostra interiorità e delle sue continue tensioni, bensì si lasciasse sintetizzare nell’eroismo di un cavaliere, il quale, uccidendo un drago, riusciva a salvare la sua tanto desiderata principessa. Da piccoli siamo dunque abituati a considerare il male come un qualcosa di distante, che non ci riguarda, e ciò perché obiettivamente (ed aggiungerei giustamente) ci viene quasi nascosto.
La nostalgia con la quale impariamo a convivere negli anni successivi è probabilmente una conseguenza di questa assenza di negatività: vorremmo infatti avere la possibilità di rivivere, anche solo per un istante, quella spensieratezza che caratterizzava le nostre giornate. Allo stesso tempo il paradosso, altra peculiarità del genere umano, si consuma nel desiderio di crescere rapidamente, di non volersi sentire bambini, di voler al più presto giungere ad un’ambita autonomia.
Alla luce di questo contrasto interiore tra la fretta di crescere e la nostalgia dell’infanzia, mi risulta quasi spontaneo concludere che, in realtà, siamo maggiormente legati all’assenza di un male interiore di quanto lo siamo alla condizione infantile in sé. Ciò è anche dimostrato da un successivo contatto con elementi (oggetti, situazioni, luoghi, ecc..) ricorrenti in puerizia: seppur avviino in noi una serie di gradevoli e malinconici ricordi, non causano lo stesso effetto di un tempo.
Per noi adolescenti, immersi in un complicato periodo di transizione durante il quale ci troviamo davanti alle prime scelte e alle prime responsabilità, è fondamentale trovare il coraggio di crescere, di accettare ciò che siamo stati e di vivere il continuo cambiamento al quale la vita ci sottoporrà. Tutti noi ci sentiamo un pó bambini dentro, soprattutto quando dimentichiamo i limiti che ci pone la realtà. Siamo in fin dei conti dei granelli di sabbia, ma, aggiungerei, contenitori di un mondo interiore talmente sconfinato da andare oltre ogni nostra possibilità di concezione.
Dunque, è semplicemente questo ciò che realmente siamo: un grandissimo, stupidissimo e bellissimo paradosso. Nella speranza di averti avviato verso dei bei ricordi, ti auguro di non perdere mai di vista nel corso della tua esistenza ciò che è stato di te in passato.
-Pierpaolo Capuana
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