Effetto Lucifero : l’inumanità nell’uomo

L’esperimento della prigione di Stanford fu un esperimento psicologico condotto nel 1971 dal professor Philip Zimbardo della Stanford University. Volto ad indagare il comportamento umano in una società in cui gli individui sono definiti soltanto dal gruppo di appartenenza e per dimostrare quanto è illusorio lo stereotipo di individualità, tant’è che ognuno di noi ha all’interno molteplici esistenze che vengono fuori in base a particolari circostanze e contesti. Furono scelti 24 partecipanti, studenti maschi statunitensi, principalmente bianchi e appartenenti al ceto medio, selezionati dai ricercatori in base alle risposte ad un questionario. Questo studio è stato fonte d’ispirazione per varie pellicole come “The Experiment – Cercasi cavie umane” (2001), il remake “The Experiment” (2010) ed “Effetto Lucifero” (2015), le prime due sono semplicemente tratte dall’idea dell’esperimento, mentre il terzo è incentrato effettivamente sugli eventi reali accaduti nel carcere simulato.

Tutte e tre le opere fanno riflettere su come una simulazione possa rendere irrazionali le cavie che, in base al gruppo a cui venivano assegnate, dimostravano atteggiamenti aggressivi confermando il concetto di “deindividuazione” (indagare le varie situazioni che favoriscono la manifestazione della cattiveria) di Zimbardo, in breve se dai ad una qualsiasi persona un ruolo che lo fa sentire (anche per un minimo) su un piedistallo questa inevitabilmente con il tempo abuserà di questa posizione, nel bene e nel male, così come la persona sotto al piedistallo comincerà a provare odio per l’altro e reclamare le ingiustizie subite. Vuole dimostrare come sia quasi naturale ed incoscio che l’uomo, se si trova nelle condizioni, abusi del potere consegnatogli e in contrapposizione si generi un senso di rivolta nell’altro.

Tre pellicole molto graffianti e particolari per far pensare a concetti e idee ambiguamente affascinanti e intricate che, infatti, confermano la cattiveria umana influenzata da ruoli di autorità e circostanze conformistiche, ovvero “l’effetto Lucifero“. Analizzando la situazione statunitense e mondiale ad oggi, le tesi dietro quell’esperimento non fanno altro che confermarsi e dimostrarsi più attuali che mai, la natura dell’uomo da punto di vista psicologico non cambia, e la tragica morte di George Floyd ha in qualche modo rappresentato l’apice di come l’umanità sia succube dell’effetto Lucifero, le rivolte di cui leggiamo e sentiamo notizie tutti i giorni sono un simbolo di risonanza di questo effetto, e notiamo come l’odio in generale amplifichi in maniera indefinita questa agghiacciante sfumatura purtroppo innegabilmente presente nei principi inconsci della mente umana.

Se vi interessa la tematica e avete il desiderio di approfondirla, oltre la visione dei tre film, consiglio anche la lettura del libro “Cecità” di Josè Saramago che non tratta esattamente degli studi dietro all’esperimento precedentemente citato ma tramite un’ipotetica ambientazione distopica e generica denuncia in maniera assolutamente potente come paradossalmente sia presente inumanità nell’umanità.

Forse ciò che sta succedendo in questo 2020 potrà aiutarci ad annusare almeno uno speranzoso profumo di cambiamento.

 

-Nicolò Paolucci

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