Enrico Mattei, il visionario che fece paura al mondo

Enrico Mattei: imprenditore, visionario, manager dall’etica straordinaria. 

Uno sguardo unico per il welfare aziendale e il bene della propria comunità.  Nato nel 1906, figlio di un carabiniere, era stato a 39 anni un importante capo partigiano. Nel 1945 aveva sfilato nella Milano liberata. Subito dopo la fine della guerra, era spianata davanti a lui la strada verso una carriera politica con la Democrazia Cristiana. Eppure, proprio in quell’anno, venne incaricato di liquidare e di provvedere alla sostanziale privatizzazione degli asset energetici dell’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli). La compagnia non aveva goduto di particolare fortuna: erano stati scavati oltre 350 pozzi tra Italia, Albania, Ungheria e Romania senza trovare una goccia di metano. Guardò le carte, indagò e si accorse che lì vi era una grande occasione industriale.

Scoprì che nel 1944 era già stato trovato del metano a Caviaga (in provincia di Lodi), ma il precedente manager alla guida dell’azienda era stato allontanato per motivi non chiari. Mattei sapeva che le fonti energetiche erano fondamentali per un paese da ricostruire e, anziché liquidare, richiamò i tecnici dell’Agip fascista per riprendere ricerche e perforazioni. Chi avrebbe voluto che l’unica azienda statale petrolifera italiana venisse liquidata? Sicuramente gli americani (puntavano ad espandere il loro dominio) e le aziende private Edison e Montecatini (per evitare la concorrenza statale). Mattei persevera, rifiuta offerte milionarie per le attrezzature dell’Agip, insegue la sua visione. Nel marzo del 1946 esce metano dagli impianti di Caviaga. Portarlo nelle case degli italiani potrebbe essere burocraticamente un inferno. L’imprenditore decide allora di infrangere la legge per velocizzare il processo: stende chilometri di tubazioni durante la notte e la mattina dopo ricopre tutto. Trasgredisce circa 8.000 ordinanze, paga multe, processi, avvocati, ma scava viadotti in tempo record. Trovando il petrolio potrebbe rendere l’Italia autosufficiente dal punto di vista energetico, economico e politico. Mattei sogna un paese in grado di rialzare la testa e andare avanti autonomamente. Non tutte le storie, però, hanno un lieto fine.

L’imprenditore inizia una vera e propria guerra titanica contro le “Sette Sorelle”, sette aziende che avevano stabilito quali sarebbero state le zone d’estrazione e i prezzi di vendita del greggio: di fatto si trattava di un cartello pronto a spartirsi il 75% del petrolio estratto da Africa e Medio Oriente. Ne facevano parte le statunitensi “Standard Oil of New Jersey” (divenuta successivamente Esso), “Standard Oil of New York”, “Texaco”, “Standard Oil of California”, “Chevron”, l’inglese “British Petroleum”, e l’anglo-olandese “Royal Dutch Shell”. Riescono ad infilare i loro uomini nel consiglio di amministrazione dell’Agip, fanno chiudere l’impianto di Caviaga e vendono una raffineria alla British Petroleum. La Edison si prepara a dividere la società, ma Mattei si affida alla politica. Arriva fino a De Gasperi che, quando la democrazia cristiana vince le elezioni, spazza via il consiglio di amministrazione dell’Agip. Mattei viene nominato vicepresidente. Le cose iniziano ad andare nella direzione giusta: a Cortemaggiore viene finalmente trovato il petrolio. Le azioni salgono,  il Parlamento decide di riservare allo Stato le ricerche nel sottosuolo della Val Padana. L’imprenditore inventa le stazioni di servizio con i gabinetti, la pulitura vetri gratis, il controllo d’olio e pneumatici. Abbassa il prezzo della benzina mettendo in crisi la Edison e la Montecatini.

Nel 1952 fonda l’Eni. Inizia a dialogare con l’Unione Sovietica e con i Paesi arabi facendo dei prezzi scontati per le acquisizioni di petrolio. Mattei diffonde in Italia una nuova idea di politica estera, finanziando il quotidiano “Il Giorno”. E’ un modello etico e sostenibile, decisamente in anticipo sui tempi. Offre ai paesi produttori di diventare suoi partner e si impegna a estrarre solo il 50% del greggio. Non truffa mai. Guarda al Terzo Mondo con rispetto e attenzione per le comunità: offre tecnologia, borse di studio e scuole di formazione a Metanopoli, la città che ha fatto edificare in Val Padana. Mette così in pratica un esempio di crescita sostenibile moderno e, soprattutto, vincente. Le “Sette Sorelle” lo sanno e lo sa benissimo anche il Dipartimento di Stato Americano. Quest’ultimo classifica Mattei e i suoi propositi come una “minaccia per gli obiettivi della politica che gli Stati Uniti intendono perseguire in Italia”.

Il 9 settembre 1960 nasce l’Organisation of Petroleum Exporting Countries, detta OPEC. Ne fanno parte Venezuela, Iraq, Iran, Kuwait, Arabia. Il sogno di Mattei è un’unificazione mondiale del patrimonio energetico: creare un’organizzazione che sia equa ed etica. Il mondo sta abbracciando la sua visione. Nello stesso anno chiude un accordo con l’URSS, grazie al quale ottiene petrolio per coprire il 25% del fabbisogno dell’Eni ad un prezzo mai visto. Il 12 novembre viene accusato sul New York Times di essere filosovietico.  

La sera del 27 ottobre 1962 il bimotore del presidente dell’Eni, partito alle 16,57 da Catania, è diretto a Milano Linate. Alle 18,57, quando mancano pochi minuti all’atterraggio, l’aereo scompare dai monitor della torre di controllo. L’allarme scatta immediatamente, ma i soccorritori nei campi infangati intorno al piccolo paesino di Bascapè, trovano solo i rottami del velivolo e i resti sparsi ovunque. L’inchiesta si chiude “nell’impossibilità di accertare le cause dell’incidente”. Un incidente? Ipotesi difficilmente credibile. « … l’idea che è venuta subito alla mente di tutti e non solo dei tecnici, è quella di un sabotaggio — scrive Vittorio Franchini sul Corriere del 30 ottobre. L’aereo di Mattei aveva già subito in passato un tentativo del genere.

 Sul “caso Mattei” si sviluppò un vivace dibattito mediatico, alimentato dall’omonimo film uscito nel 1972, del registra Francesco Rosi. Quest’ultimo si avvalse dell’aiuto di Mauro de Mauro, giornalista de L’Ora, per effettuare ricerche in merito alla morte di Mattei. De Mauro confessa ad un collega di avere in mano “una roba grossa che farà tremare l’Italia”. Per questo viene sequestrato. 

Non ci sono rivendicazioni o richieste di riscatto. In un silenzio assordante, anche queste indagini subiscono depistaggi. L’interrogativo rimane aperto: chi ha ucciso Enrico Mattei?

-Antonio Munzone

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on Twitter

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *