Il teatro dei burattini, a tutti i ragazzi che con l’inizio della scuola si troveranno ad affrontare il Burattinaio

Da qualche giorno, nonostante il caldo estivo, non riesco a tenere la finestra aperta a causa del
vocio sempre crescente che caratterizza questo periodo. A cosa è dovuto? Sembrerà strano, ma
nonostante io abiti nello stesso posto da 15 anni, fino all’estate scorsa non avevo mai fatto
minimamente caso a questo fenomeno. Si tratta tuttavia di una cosa, o per meglio dire un posto,
estremamente semplice: il teatro dei burattini, ovviamente, come ognuno di voi, più attento
all’ambiente che lo circonda rispetto a me, avrà sicuramente già intuito. Il famoso teatro dei
burattini vicino casa mia, o casa tua, perché anche non ne siete a conoscenza, fidatevi che si trova
proprio a pochi metri da voi, basta starci un po’ attenti. Ed è sicuramente questo il periodo in cui è
maggiormente visibile. Infatti, ogni inizio stagione in molti accorrono a vedere il ritorno sul palco
delle marionette che, dopo una lunga pausa estiva, tornano sistematicamente alla mente del nostro
caro e famosissimo Burattinaio, chi potrebbe mai non conoscerlo? A dire il vero, nessuno lo conosce
o lo ha mai visto (ad eccezione di qualche pollicione fuoriuscente dal sipario del palcoscenico).
L’unica cosa nota sul suo conto è appunto la professione. Per questo continuerò a chiamarlo
semplicemente “Burattinaio”, lasciando così alla fantasia del lettore il piacere di associare questa
figura alla prima persona che gli viene in mente (una trovata un po’ pirandelliana).

Tornando al nostro teatro dei burattini, ci sono due informazioni essenziali da apprendere su di esso. La prima
riguarda il semplice fatto che, non appena lo conoscerete, sarà per voi impossibile non avere più
sue notizie: ve lo ritroverete su manifesti appesi ai muri, sulle magliette di qualche passante ignoto
in accordo col Burattinaio o addirittura via messaggi pubblicitari sul cellulare. La seconda cosa è
invece la più essenziale, ed è da questa che ha inizio la storia che vi racconterò: riguarda i veri
protagonisti del teatro, ovvero i nostri carissimi burattini. Tutti noi ne conosciamo qualcuno, dalle
maschere veneziane ai pupi siciliani, ma non tutti sanno effettivamente quale sia la vita di un
burattino. Lo stesso quesito mi balenò alla mente quando anch’io entrai in contatto con il teatro.                                                             Cosa decisi intelligentemente di fare? Entrare anch’io a far parte dello staff di marionette.Vi
sembrerà impossibile, ma in realtà è una procedura abbastanza semplice: bisogna solamente
rispecchiare i requisiti chiave per essere un burattino, seguendo essenzialmente tre regole, le tre
regole del burattino”:
1) saper parlare davanti al pubblico senza vergognarsi;
2) avere una personalità unica: rappresentare cioè un personaggio dotato di carisma che possa
appassionare gli spettatori;
3) eseguire sempre e comunque le indicazioni del burattinaio;
Delle tre regole sopra elencate, l’ultima è di gran lunga la più importante da rispettare. Così decisi
di fare una vera e propria selezione per essere scelto come “nuova marionetta”: sono gli stessi
burattini a giudicare se puoi accedere o meno, sempre sotto consiglio del Burattinaio. Fato volle
che, dopo un po’ di attesa, venni ufficialmente chiamato fra le marionette. Indossai i miei vestiti di
scena migliori (tanto non li avrei mai più cambiati) e andai alla mia nuova dimora, situata poco dietro
il teatro: una piccola baracca mobile con dentro tutti gli altri burattini.

Non appena giunto in mezzo ai miei nuovi colleghi, mi vennero subito inculcate in testa alcune curiosità sul teatro.                     Quella che più mi colpì fu il fatto che nessuna marionetta avesse mai visto il Burattinaio: semplicemente si facevano
trascinare in tutto e per tutto da lui come “canne al vento”. Non vi nascondo che la prima notte fu
per me abbastanza tormentata a causa di questa notizia datami dai burattini. Com’era mai possibile
che personalità come loro, fra cui avventurieri, grandissimi pensatori o affascinanti principi, si
accontentassero di vivere in balìa di un Burattinaio mai visto in vita loro? Un sogno avvenuto quella
notte mi diede però un’idea. Sognai di ritrovarmi dentro il romanzo “Il fu Mattia Pascal” che
l’anno precedente studiai a scuola: il signor Anselmo Paleari mi annunciava della messa in scena
dell’Elettra, lo spettacolo che vede protagonista Oreste e la sorella Elettra con l’intenzione di
vendicare il padre Agamennone uccidendo la madre Clitennestra. Nulla di nuovo, ma cosa mi
suggerisce a un certo punto quel pazzo di Anselmo? (riporto le sue testuali parole):

“Ora senta un po’, che bizzarria mi viene in mente! Se, nel momento culminante, proprio quando la
marionetta che rappresenta Oreste è per vendicare la morte del padre sopra Egisto e la madre, si
facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino, che avverrebbe? Dica lei- [..] -Mi lasci dire. Oreste
sentirebbe ancora gl’impulsi della vendetta, vorrebbe seguirli con smaniosa passione, ma gli occhi,
sul punto, gli andrebbero lì a quello strappo, donde ora ogni sorta di mali influssi penetrerebbero
nella scena, e si sentirebbe cader le braccia. Oreste, insomma, diventerebbe Amleto. Tutta la
differenza, signor Meis, fra la tragedia antica e la moderna consiste in ciò, creda pure: in un buco nel
cielo di carta”

(Tratto da: “Il fu Mattia Pascal”, di Luigi Pirandello)

Il messaggio che mi diede il sogno non poteva essere più chiaro: il giorno dopo, durante lo
spettacolo, avrei attuato il consiglio di Anselmo, strappando il cielo di carta così da mostrare il vero
volto del Burattinaio, mettendo tutti in crisi come Amleto.
Il giorno dopo, nel momento culminante dello spettacolo, sfruttando una mossa poco aggraziata del
Burattinaio, riuscii a strappare il finto cielo e a rivelare il volto del nostro amico misterioso: due occhi
tremendi fulminarono noi marionette e spettatori. Egli digrignò la bocca, mostrando la sua vera e
terribile natura. “Tornate a lavorare per me, pezzi di legno!” Lo squarcio venne subito richiuso ma,
già dopo lo spettacolo, tutte le mie colleghe marionette iniziarono a dubitare del Burattinaio.
Tuttavia, nessuno volle seguire il mio consiglio di fuggire. “Da anni viviamo qui, e stiamo bene così”.
Fui l’unico a decidere di scappare, infrangendo così la terza regola dei burattini. Tutti gli altri furono
quasi inorriditi da questa mia scelta, abituati ormai a non avere più una vera personalità. Uscito
finalmente fuori, mi liberai dai fili che mi vincolavano al nostro Mangiafuoco, riottenendo la libertà
e me stesso.

Io la mia storia ve l’ho raccontata, sta a voi credere come me all’esistenza del Burattinaio o evitarlo
come fecero e continuano a fare le altre marionette. Lo stesso accadde durante quei primi mesi di
scuola, durante i quali di Burattinai in giro ve n’erano tanti, così come di marionette che, a differenza
mia, si facevano ingannare dalla pizzetta di turno o dai lavaggi del cervello messi in atto dai nostri
Mangiafuoco, che all’occorrenza si radunavano andando a formare un bel collettivo o appellandosi
a diversi articoli presi qua e là.

Può sembrare una storia goliardica, simile a quella di Pinocchio, e per certi versi mi piace
identificarmi in lui: non perché tutto questo sia una bugia; al contrario: sono riuscito a diventare un
“bambino vero”.

-Un fallito (vero) del biennio

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on Twitter

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *