Scacchiere Politico

La politica, ancor di più quella studentesca, è un gioco.
È un Risiko, diverse fazioni ognuna con un obiettivo diverso, c’è chi deve accrescere la propria fama e portare più persone ai propri eventi, oppure chi vuole lavorare e si “accontenta” della gratitudine delle persone con le quali si ha a che fare e per le quali si ”combatte”.
C’è chi per arrivare al proprio obiettivo invade le chat di centinaia di persone chiedendo il consenso, facendo giusto qualcosina soltanto perché vi è un’utilità pratica dietro, e chi invece le persone preferisce guardarle negli occhi, conoscerle, e fare qualcosa che oltre che bene alla propria società, accresce dentro.

Alla fine ci sarà sempre una fazione che prevarrà sull’altra, magari perché è stata più brava nell’ingannare, perché ha saputo montare un buon teatrino grazie a delle eccellenti doti teatrali, o magari perché è stata brava a portare avanti la propria battaglia basandosi sull’esaltare sé stessi e lo screditare l’avversario.

Ma questo, non importa.

Il vincitore sarà sempre e soltanto visto come tale, a prescindere dal come ha raggiunto il suo scopo, e nonostante tutto, i giocatori di tutte le fazioni, giocando, si sono divertiti. E questo è ciò che conta.

Peccato che così non è nella nostra scuola.
E quello che è successo negli ultimi giorni ne è l’esatta prova.
Non è un gioco se non vi è rispetto dell’avversario;
Non è un gioco se, per mostrarsi belli innanzi al pubblico quando si dovrebbe soltanto chiedere scusa per certi atteggiamenti, non si ammettono i propri errori, ma piuttosto si recita davanti alla telecamera del proprio telefonino per apparire dal ca**o duro usando le armi del vittimismo;
Non è un gioco se alla satira politica, riconosciuta ormai da più di 70 anni anche dalla nostra Costituzione, si risponde con il ripudio e l’odio;
Non è un gioco se al dialogo si risponde soltanto con delle “bombe”.
Questo no, non è un gioco.
Questo è quanto di più mero e schifoso.
Questa, forse, è la nuova politica studentesca.
Troppo diversa da quella nella quale sono cresciuto, o forse sono io troppo avanti negli anni , e non sono riuscito a coglierne i diversi cambiamenti.

Ma lo accetto, ognuno avrà sempre ciò che si merita. E la vittoria, quella no, non verrà mai tolta al vincitore. Non interesserà mai come ci sia arrivato.
È un gioco, si vince, o si perde.
Ma la soddisfazione di uscirne né vincitori né vinti, senza aver giocato sporco, quella è impagabile.

Forse si è perso quello che è il vero concetto di politica, l’arte del governare, sempre e soltanto nell’interesse del popolo, dove la sola cosa che conta è il benessere dello stesso e ci si spende insieme per raggiungerlo.
Ma è un gioco. Ormai vecchio.

-Anonimo

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