La rivoluzione degli sguardi

“Milioni di libri non servono a niente

Se servono solo a nutrire una mente, che mente

Scusa mia cara ragione

Passerò per coglione

Ma è meglio così

Forse in virtù del tuo nome

Vuoi avere ragione

Ma stammi a sentir

Assiomi e teoremi non valgono a niente

Se l’occhio non vede che il cuore non sente più niente”

 –Arrivederci tristezza, Brunori Sas

In un mondo messo in ginocchio dalla pandemia, voci flebili si ergono a fatica verso le orecchie di chi non sa ascoltare, verso gli occhi di chi non sa vedere. Sono le voci di esseri apparentemente insignificanti di milioni di studenti, messi a tacere dal più terribile dei nemici, dal più avido degli esattori, ma il più caro amico dei prof: il programma. 

Così, milioni di ragazzi, con un volto, uno sguardo preciso, e una voce chiara e distinta, vengono messi da parte per il conseguimento del programma. Leggende metropolitane narrano addirittura che il finire quest’ultimo, sia addirittura più difficile che trovare il sacro Graal. 

È strano come la stessa leggenda narri che coloro che cercano di terminare il “programma” siano uomini e donne, comuni mortali denominati professori che una volta avevano persino un’anima. E invece ora si ritrovano a fare di tutto per terminarlo, per infine giungere alla meta agognata e desiderata: lo stipendio!

Eppure, c’è qualcosa che manca e che forse li ostacola lungo il cammino… che siano forse gli studenti? Sì, insomma, quegli esserini che oggi stanno dietro uno schermo, quelli che una volta stavano seduti tra i banchi. Sì, quelli a cui devono il loro posto di lavoro.

Ragazzi ormai spenti, dall’indifferenza e dall’apatia di insegnanti il cui fine ultimo è avere la coscienza pulita a fine anno. 

Così il nobile mestiere dell’educatore si riduce ad un meccanismo robotico di ripetere tutto il giorno, tutti i giorni, le stesse nozioni. 

Allora mi vien da pensare, qual è il fine ultimo della scuola? Formare gli automi di domani o accendere la vita nel cuore di adolescenti alla scoperta dell’ignoto? 

A cosa serve la scuola, ad annullare la nostra mente o ad insegnarci il gusto della vita? E che differenza ci sarebbe allora tra l’imparare qualcosa da un video sul romanticismo e la vera lezione fatta di persone, scontri, idee e fascino?

Qual è la differenza? Sarò un essere sognante, ma la scuola dovrebbe far riscoprire il gusto del quotidiano, riaccendere la fiamma ardente che, ci si creda o no, sta dentro ogni studente. 

Perché se allora serve solo ad insegnare qualche concetto, ci ritroveremo annullati, con gli occhi spenti di chi non desidera più, di chi non sa guardare oltre il suo naso e non sa più mettersi in discussione.

E le persone che dovrebbero “educarci” finiscono con l’essere schiavi del programma, schiavi di un sistema scolastico tossico anche per loro, schiavi delle figure retoriche che sminuiscono e portano ad inutili analisi del testo.

E così anche gli occhi degli studenti si spengono, e tutto diventa una corsa a chi si salverà alla fine dell’anno, una corsa eterna al voto più alto e al primeggiare affossando l’altro. 

Ma cosa ci salva dall’indifferenza e dalla monotonia? Dalle giornate tutte uguali, alla fine delle quali l’unica cosa che ci rimane è solo l’amarezza di un giorno andato?

Uno sguardo. Lo sguardo di chi non ti considera un voto, né un numero, né carne da macello per la società. Lo sguardo di chi ti vede, ti sente, ti ascolta. Lo sguardo di chi sa mettersi in discussione, e sa mettersi al pari di quindicenni sbarbatelli. 

Sono superstiti, divergenti forse, che hanno ancora la forza di prendersi sul serio e mettersi in gioco.

Ci si sente guardati, e tutto sembra più interessante. Tutto ci riguarda. Le materie studiate diventano a volte stranamente travolgenti, e alcuni autori ci sembrano “quasi amici”.

Ma teniamo gli occhi bassi, e non ci si guarda più. Così le lezioni si ripetono, sempre uguali, sempre grigie, sempre senza umanità. E non è vero che noi ragazzi non vogliamo far nulla, perché se imparassero a guardarci negli occhi vedrebbero una vitalità che ha solo bisogno di essere risvegliata. 

Gli insegnanti dovrebbero affascinarci alle loro materie, che compongono inevitabilmente la vita di ognuno. Del cinismo e del nichilismo non ce ne facciamo nulla.

Noi non siamo il programma, non siamo un voto, non siamo un numero, e non siamo il mezzo attraverso il quale si prende lo stipendio. Siamo umani, in carne ed ossa, e oserei dire anche anima. Abbiamo vite, parole, pensieri. E siamo desiderosi.

Che rivoluzione sarebbe, quella degli sguardi.

 

“Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l’ora, diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxi televisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.”

-Trainspotting

 

-Agata Burgio 

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