L’arte di essere liberi

Chi sei? 

Mi hanno chiesto di descrivermi, definirmi, sapere chi sono e chi voglio essere. Così mi sono guardata indietro, viene spontaneo cercare risposte nel passato e nei ricordi.

Il foglio è rimasto bianco. Chissà chi sono, adesso, in un’età che a volte sembra non mi appartenga. Siamo sottoposti alla costante minaccia di non realizzarci, abbiamo paura di crescere ma l’ansia di conoscerci… Come si fa a conciliare tutto questo? Andiamo di fretta, saltiamo le tappe e dopo anni ci rendiamo conto di aver semplicemente perso il nostro tempo alla ricerca di qualcosa che non esiste, di qualcosa che magari ci eravamo convinti fosse giusta ma in realtà non lo è.

Sono poche le scelte che compiamo consapevolmente, sono poche le azioni che ci appartengono, uniche fra tante altre indotte da qualcosa di molto più grande: la società.

Si, quella società che ci ha imposto di credere e pensare senza riflettere. Ci ha imposto un certo tipo di bellezza, di amore, di cultura, di sapienza. E così lungo queste linee già scritte abbiamo creato il modello di donna e uomo che la società potesse approvare facendoci un cenno del capo. 

Adesso che ripercorro i miei passi e rivaluto le mie scelte, sento di non essere sempre stata fedele a me stessa e di aver tante volte offuscato i miei desideri in onore di uno stereotipo che siamo tutti portati a seguire inconsciamente. Definiamo la nostra persona in base a cosa ci piace o non ci piace, cosa disprezziamo e cosa approviamo. Però mi chiedo cosa sarebbe stato di noi se fossimo nati senza prerogative e condizionamenti, senza strutture e ideali immaginari a cui aspirare. 

Siamo stati abituati al silenzio, al compromesso e alla complicità, tenuti distanti da una realtà che ci riguarda in prima persona. La violenza sulle donne non è una leggenda metropolitana, non ha luogo solo in Africa e in Medio Oriente, è ovunque, a scuola e a casa vostra. Ascoltate, guardate con i vostri occhi, toccate con mano questa realtà ingiusta creata anche da noi che ne abbiamo i costruito i mattoni. Pensate alle parole e ai gesti. Non guardate solo i dati, i numeri, le statistiche. Osservate e denunciate, affrontate la verità che da sempre abbiamo tentato di nascondere.

La violenza è fisica ed è mentale, e non è causata da un maniaco pazzo che passa le notti per strada ad ubriacarsi. Sono coloro che ci stanno più vicini che si sentono in grado di poter opprimere e violare la libertà altrui. Il matrimonio, l’amicizia, la famiglia, non può giustificare la violenza, non può basarsi sulla sopraffazione e su una cultura subdola che portiamo avanti ingenuamente.

Se siamo veramente liberi, dimostriamolo. Donne sono le vostre madri, nonne, amiche, sorelle e forse siete anche voi che leggete. Perché far sì che la violenza sulle donne sia normalità? Perché dire di no ad una speranza di cambiamento?

Penso a tutte quelle realtà tossiche che vengono perpetuate dalla nostra società ancora poco inclusiva e ottusa. Penso a come crescerebbero i bambini se non gli si venisse assegnato alcun ruolo, alcun colore necessariamente preferito, alcun modello di amore perfetto che in realtà non esiste. Penso a come cambierebbe la nostra società se all’istruzione venisse data l’importanza che merita. É il nostro punto di partenza, il nostro trampolino di lancio verso un futuro migliore in cui la cultura prende forma e colori per la prima volta nella mente di ogni adolescente.

Vorrei che fossimo educati a scegliere e non ad acconsentire. Saper pensare è un talento, è una qualità che ci accomuna e ci rende unici. Nessuno pensa e penserà mai come te, questo è il momento di farlo, cibandoci di cultura e informazione finché un giorno ci sentiremo slegati da tutto ciò che ci era stato precedentemente imposto. 

Un giorno magari saprò definirmi, riguarderò al mio passato e vedrò solo ciò che ho voluto davvero, che fosse giusto o sbagliato. Per adesso mi accontento di fare piccoli passi avanti verso una versione di me stessa sempre meno condizionata da ciò in cui non ho mai creduto veramente.

  “La libertà vera, la libertà pura, esiste soltanto nel sogno. La libertà è un sogno. Per rincorrere quel sogno, catturarne almeno l’ombra, materializzarne almeno il riflesso, ci si batte e ci si strazia e si muore. Però guai a non rincorrerlo, guai a stancarsene, a rinunciarvi pensando che è vano inseguire ciò che non esiste. Senza questo sogno perfino l’intelligenza si estingue, e la capacità di creare, di distinguere il buono dal cattivo, il bello dal brutto. E la parola “dignità” perde ogni significato, la vita si riduce a un processo fisico logico affine a sé stesso: mangiare bere dormire procreare morire. Si nasce schiavi, d’accordo. Ma non so immaginare nulla di più stupido, di più squallido, di più tragico d’uno schiavo che si rassegna ad essere schiavo perché nacque schiavo” 

-Oriana Fallaci

 

-Lara Abrahams

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