Le felicità intraviste: le cose che non abbiamo mai osato fare

Oziare è il nostro pezzo forte, soprattutto nelle vacanze natalizie, ma benché io sia stata a bighellonare tra la cucina ed il letto per qualche giorno, per pura casualità mi sono imbattuta in una canzone che mi ha stupito, facendomi riflettere molto sulle cose che avrei potuto fare ma che di fatto non stavo facendo.
Quante volte ci è capitato di rimandare qualcosa, di non dire, di non passare all’azione per pura pigrizia o per paura di giudizio?
Così nell’autentica perfezione della versione italiana di De André nella canzone “Le passanti”, della poesia del giovane Antoine Pol, scritta nel 1911, si trasmette l’angoscia del rimpianto degli anni passati, caratterizzati da storie d’amore fugaci e occhi mai vissuti, se non nell’eterno attimo di un pensiero.

 

Egli stesso ci dice: “Quel che ho scritto a 23 anni è autentico. Nello sguardo di tutte le passanti in cui mi sono imbattuto, ho visto spesso nel loro cuore il dramma infinito o la noia di una vita senza alcuna attrattiva. Leggevo nella loro anima come se fosse un libro aperto, e la loro malcelata pena m’insegnava quanto il loro dolore fosse vivo.” -Antoine Pol.

Interpretata, ancor prima del genovese cantautore italiano, da Georges Charles Brassens (1921-1981) cantautore, poeta, scrittore e attore francese, questa canzone per ben quattro minuti e sette secondi ci ammutolisce, dando spazio alle “immagini care per qualche istante”, facendoci rimuginare sugli “episodi del nostro cammino”.
La reazione che questo testo ci provoca può essere colta nel bellissimo video che Alain Resnais girò nel 1977, in cui Brassens canta dentro un caffè, a sera. Nel video si vede l’amico di una vita di Brassens, Pierre Onténiente, che ascolta del tutto immobile, come noi, in solitudine, nella nostra cameretta, immersi nelle vacanze che forse per qualcuno sono state caratterizzate, come per me, da lunghe dormite; probabilmente più da sogni che da vita vera.

E allora ci chiediamo: sognare è vano, illusorio, fallace e sbagliato? Fernando Pessoa, in una delle sue più belle poesie ci risponde così
” [..]
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore”

Sognare è la fonte principale di speranza e noi giovani in prima persona conosciamo bene questa sensazione; quindi io vi rispondo sì spronandovi a fantasticare, vagheggiare, desiderare e sperare, ma con cura e forza di concretizzare.

Anche Mario Venuti, nella sua canzone “Anni selvaggi” ci accoltella confessandoci che “sono i rimpianti i veri acciacchi dell’età”.

 

e ancora Charles Baudelaire nella sua poesia, alla quale Pol probabilmente si ispira, ci parla con dei versi spiazzanti ed incoraggianti
” Un lampo… e poi la notte! Bellezza fuggitiva,
il cui sguardo mi ha fatto rinascere di colpo,
non ti rivedrò più fino all’eternità?
Lontano, via di qui! E troppo tardi, o mai!
Dove fuggi, non so; tu non sai dove vado.
Ma avrei potuto amarti e tu, tu lo sapevi!”

Perché tra molti anni, quando sarà troppo tardi per cogliere le occasione che abbiamo lasciato ad aspettare, forse la penseremo come Pol e quindi la conclusione della nostra canzone

“Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.”


Paola Zamataro

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